Quei giorni in ospedale che vorrei dimenticare

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Avevo in mente tutt’altro per il primo post di questo nuovo anno. E soprattutto avevo intenzione di scriverlo molto prima.

Vi avrei detto che io, al contrario di molti, non volevo mandare a fan**lo il 2014; perchè mi aveva regalato la gioia immensa di diventare mamma per la seconda volta e proprio questa felicità faceva sparire tutti i momenti poco positivi che nell’arco dell’anno sono capitati.

Vi avrei raccontato di quanto ci siamo divertiti a Capodanno, tutti insieme a casa della mia amica Annalisa, in quel paesino poco lontano da Roma.

Invece è arrivato il 4 gennaio e, anzichè scrivere al pc, mi ritrovo con carta e penna in mano e scrivo, cercando di scacciare quella paura che mi attanaglia, osservando mio figlio che finalmente è riuscito ad addormentarsi, sdraiato sul lettino della sala rossa del Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I.

Ho passato tutta la notte stringendogli quella manina minuscola, cercando di impedirgli di stapparsi via i tubicini che gli portano l’ossigeno.

É stata una notte agitata… Noi eravamo terrorizzati, lui cercava di liberarsi da tutti quei fili e da quell’ago infilato nella manina. Gli occhi fissi su quel monitor, con i valori che scendevano e salivano di continuo e nelle orecchie il suono di quell’allarme  che suonava ogni volta che la saturazione scendeva sotto i 90. O in cui semplicemente muoveva il piedino.

I medici stanno facendo avanti e indietro da ore, divisi tra noi e i genitori di molti, troppi altri bambini più o meno nelle stesse condizioni di Mirko.

Il cuore mi è arrivato in gola per la paura e anche camminare avanti e indietro come una pazza è stato solo un palliativo.

Ho alzato lo sguardo e ho incrociato quello di un’altra mamma. Era pieno di lacrime… stavano cambiando l’ago nella manina della sua bambina, di soli 37 giorni, che era ricoverata da una settimana. Stava lì, sulla porta, non aveva il coraggio di guardare. Piangendo mi ha detto di non farcela più a vedere la sua bimba star male, mi ha confidato di sentirsi addosso la depressione post parto… In lei ho rivisto me stessa dopo la nascita di Manuel. Ci siamo abbracciate, anche se eravamo due perfette sconosciute.

Il dolore di una madre davanti alla sofferenza del proprio figlio è qualcosa di indescrivibile…

7 gennaio 2015

Approfitto nuovamente del mio blocchetto per buttare giù qualche altro pensiero. Mirko è stato ricoverato in reparto, siamo tre mamme con i rispettivi cuccioli in una stanza dove dovrebbero essercene solo due. I posti scarseggiano e i bimbi che stanno male sono tanti. Sono giorni di festa e gli studi dei pediatri sono chiusi; mi auguro sia solo questo il motivo per cui c’è tutto questo caos.

Il nanetto è fuori pericolo anche se ancora respira come un vecchietto che fuma da 50 anni. Non vedo l’ora che passino a visitarlo. La saturazione è buona già da ieri e hanno iniziato a somministrargli i farmaci per bocca e non più in vena. Speriamo ci mandino a casa…

Adesso siamo a casa, la situazione è più tranquilla e stiamo cercando (con molta fatica) di buttarci la paura alle spalle. Ci siamo precipitati in Pronto Soccorso perchè Mirko, domenica scorsa, all’improvviso ha iniziato a fare fatica a respirare e si accasciava su sè stesso perdendo i sensi; dopo qualche secondo sembrava riprendersi ma poi si accasciava di nuovo. Non so quale parola possa descrivere il sentimento che abbiamo provato. Paura? Terrore? No, non rendono l’idea.

Adesso non ci resta che continuare la terapia da cavallo che gli hanno prescritto i medici e controllare se si manifestano di nuovo quei sintomi. Io e mio marito sembriamo appena usciti da una centrifuga ma lui per fortuna è tornato il giocherellone di sempre.

Beh, caro 2015, sei appena iniziato ma hai già molto da farti perdonare!

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4 thoughts on “Quei giorni in ospedale che vorrei dimenticare

  1. Leggo e piango. Di dispiacere, di paura, ma anche e soprattutto di sollievo. Pensa che è finita e che lui non ricorderà, che ora siamo tutti più forti e che presto ci butteremo alle spalle questo inverno infinito. Ti stringo forte, bacia quella manina piccola anche per me.

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