La ragazza che amava viaggiare

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C’era una volta una ragazza che adorava viaggiare. Sognava di girare il mondo, rimaneva incantata ammirando le splendide fotografie affisse alle vetrine delle agenzie di viaggi (nonostante odiasse i viaggi “impacchettati”), divorava guide turistiche, trascorreva ore e ore rapita dalle trasmissioni televisive che parlavano di turismo. Seguiva perfino quel programma condotto da quella signora famosa che le stava pure un po’ sulle palle. Addirittura, uno dei suoi libri preferiti era l’atlante geografico…

C’era una volta una ragazza che appena riusciva a mettere da parte qualche soldo, lo investiva in un viaggio. Aereo, treno, nave, automobile… Non era importante come avrebbe viaggiato. L’importante era partire.

C’era però una cosa per cui provava un odio direttamente proporzionale alla passione per i viaggi: preparare la valigia.

Ogni volta si riprometteva di non comportarsi come la precedente, di darsi una svegliata prima, di non ridursi, come sempre, all’ultimo minuto. Sognava segretamente che la valigia si riempisse da sola, con la giusta quantità di abiti, scarpe, accessori e cosmetici. Sognava che non mancasse nulla e che una volta giunta a destinazione, tutto fosse ancora perfettamente piegato e che la bottiglia di shampoo non si fosse aperta come le era successo quando era andata a Malta.

C’era una volta una ragazza che, nonostante tutto, aveva capito come ottimizzare gli spazi e azzeccare il numero di capi necessari; che non si  ritrovava mai a partire con un bagaglio enorme e pesantissimo. Lei era quella che, quando arrivava al check-in, non sforava mai il limite di peso; era quella che era partita per il viaggio di nozze con una valigia grande la metà di quella di tutte le altre neo-spose.

C’era una volta… ma oggi non c’è più.

Da ragazza spensierata, che partiva pensando “Sto andando al mare. Di cosa mai avrò bisogno! Costumi, parei, qualcosa per la sera e sono a posto!”, mi sono trasformata in una mamma. Mi sono trasformata in quell’essere che deve preparare i bagagli per sé e per i suoi figli. Per il martirio NO! Lui se li prepara da solo.

Se per me bastava pochissimo, per i miei bambini è l’esatto opposto. Si sporcano così tanto che serve un numero di cambi esponenziale. Per non parlare della quantità di prodotti per l’igiene e degli odiati farmaci che potrebbero servire. E purtroppo spesso sono serviti! Ecco perchè sembro una farmacia ambulante.

Infine, non possono mancare il passeggino e i giocattoli preferiti. E magicamente, prima di partire, ogni giocattolo diventa il preferito. Insomma, adesso quando si parte sembra che si stia effettuando un trasloco. Mi stupisce vedere che proprio io, la regina del minimal, parto carica come un somaro.

Dove è finita quella ragazza? Dentro di me c’è ancora… e a pochi giorni da una nuova partenza (finalmente torno per qualche giorno nella mia terra natale) la sento riemergere prepotentemente… Già… Mi sta convincendo che c’é ancora tanto tempo per preparare le maledette valigie 😀

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2 thoughts on “La ragazza che amava viaggiare

  1. Ahahahah! Come ti capisco Silvi! Io con i miei ho rimediato così: ho lasciato un po’ di vestiti là e i giochi di Martina, anche perchè considerato che vado in treno da sola… se parto carica come per il Salento, non arriverò mai!!! 😀 Però, questa volta in Friuli mi sono resa di quanto siano importanti i farmaci e soprattutto…un antibiotico!!! Per rimediarlo ed evitare di andare in pronto soccorso ho fatto un casino! 😛

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  2. eh già! prima partivo giusto col paracetamolo e poche altre cavolate. Ora mi ritrovo persino il farmaco salvavita per le convulsioni di Manuel O_o E Mirko non vuole essere da meno. Ha resistito all’antibiotico e ora ci tocca portare un marchingegno ingombrante per fargli inalare un farmaco per i bronchi!! Povera me… e poi uno si chiede perchè odio fare i bagagli…

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