Presenze notturne

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Era una notte di inizio novembre. La temperatura aveva, da pochi giorni, iniziato a scendere. Lei giaceva infreddolita sul grande letto, sotto al trapuntino.

Era profondamente innamorata di suo marito e adorava dormire stretta a lui; anche quella notte quindi, le venne spontaneo girarsi verso di lui per cercare il suo corpo. Allungò un po’ il braccio e gli diede un bacio sulla guancia ma…  la sentì stranamente liscia.

I sensi iniziarono a risvegliarsi e lei si insospettì. Cercò di percorrere il suo corpo con la mano ma dopo poco meno di un metro trovò solo le lenzuola. Spalancò gli occhi ed esclamò: “MANUEL! TI SEI INFILATO DI NUOVO NEL LETTONE! DA QUANTO TEMPO STAI QUI?!”

Ecco, questo è ciò che è successo la scorsa notte. E molte altre notti. Accade spesso. Molto spesso. Anzi, troppo spesso.

Mentre noi dormiamo profondamente, TAC! Arriva il nano, zitto zitto, con un passo più felpato di quello di un gatto.

Fino a qualche mese fa riuscivamo ad accorgerci del suo arrivo perché saliva sul letto scavalcandoci, quindi era ovvio che ci svegliassimo. Ora il furbacchione ha capito che per non farci svegliare deve riuscire a non schiacciarci e ha studiato una nuova tattica: arrivare dai piedi del lettone e passare in mezzo, per poi spaparanzarsi tra i due narcolettici ignari genitori. Se il tutto accade mentre siamo in fase rem, il risultato é assicurato.

E pensare che quando diventa buio non osa girare per casa da solo, nemmeno per andare al bagno. Pretende che uno di noi lo accompagni perchè ha paura dei fantasmi.

Ho cercato di convincerlo dicendogli che non esistono, che se entrano e vedono mamma senza trucco, in tuta e coi capelli ingrifati, sono loro a scappare dalla paura; ho anche provato a metterla sul ridere, usando la tecnica che ha adottato mia cognata coi suoi figli, ovvero “se lo vedi passare mettigli in mano uno straccio e digli di pulire. Se vuole vivere dentro a questa casa deve dare una mano!”. Niente, non funziona. Devi andare con lui.

Di notte però si alza anche se è buio pesto e, anche se ha gli occhietti mezzi chiusi, si muove come se ci fossero le luci accese. Mai una volta che abbia preso uno stipite o sbattuto su un muro.

Ammetto di averci provato anche io qualche volta e sapete qual è stato il risultato? Mi sono spiaccicata con la faccia su una porta, ho dato una gomitata colossale contro la libreria, ho sbattuto un piede sul fottutissimo spigolo del letto… Poi ho preso il calendario e ho cominciato ad invocare tutti i santi!

Divagazioni a parte, non so davvero come risolvere il problema “terzo incomodo nel letto”.

Alcune volte riusciamo a rispedirlo in camera sua, altre no perchè siamo così distrutti da non riuscire ad alzarci e riportarlo nel suo lettino. Altre ancora, lui torna tre o quattro volte fino a che noi ci arrendiamo per sfinimento.

Continuo a sentirmi dire (da persone che non hanno figli o li hanno ormai grandi e forse hanno qualche vuoto di memoria) che è sbagliato, che se glielo permettiamo poi prenderanno il vizio e non riusciremo a levarglielo, che i bambini diventeranno dei fregnoni attaccati a mamma e papà e… Chi più ne ha, più ne metta!

A noi piace ogni tanto averlo (e averli!) nel lettone con noi, svegliarci tutti insieme e farci le coccole. Non sono completamente contraria al co-sleeping purchè non diventi un’abitudine. Però mi ritrovo a chiedermi “il fatto che Manuel cerchi di venire nel lettone quasi ogni notte implica che hanno ragione gli altri?

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